orobici disobbedienti in azione a Bergamo

Oggi sabato 17 novembre, come in tutta Italia, anche Bergamo ha raccolto l'appello, lanciato dal laboratorio dei disobbedienti, per le mobilitazioni a sorpresa contro la guerra neoliberista.

In cinque punti diversi della città (mercato ortofrutticolo di Celadina, mercato dello stadio, Porta Nuova, Via XX Settembre ed infine in Piazza Pontida) nell'arco dell'intera giornata sono stati diffusi tramite altoparlanti una simulazione di bombardamenti ed un finto comunicato radiofonico dal fronte. Nel frattempo una trentina di giovani insaguinati di vernice rossa hanno occupato gli spazi adiacenti, bloccato l'incrocio in Porta Nuova e diffuso volantini (che riportiamo di seguito). Sugli striscioni si leggeva "NOT IN MY NAME" e "BOICOTTA LE BANCHE ARMATE".
Le mobilitazioni continueranno ………

NON NEL MIO NOME

I rumori e suoni di guerra che avete sentito nella nostra città sono solo una minima ricostruzione di ciò che tutti i giorni si vede in televisione provenire dall'Afghanistan.
Realtà di bombardamenti, morti e distruzioni in nome di una fantomatica "libertà duratura". Non tutti la pensano in questo modo, e noi siamo convinti che questa guerra sia fatta in nome d'interessi economici e di potere e dunque NOT IN MY NAME. Non nel mio nome, riprendendo lo slogan utilizzato dai parenti delle vittime dell' 11 settembre che sono contrari all'attacco angloamericano in Afghanistan.
Perché non nel nostro nome si bombardano città e si ammazzano persone inermi, si distruggono ospedali, agenzie ONU per lo sminamento di un paese infestato da ordigni spesso costruiti in fabbriche italiane.
Non nel nostro nome si fa una guerra che cela, dietro il paravento della caccia al terrorista, il chiaro intento di porre sotto controllo un'area instabile molto importante come crocevia del petrolio verso nuovi mercati d'oriente. Là dove si fondono gli interessi di multinazionali con quelli delle otto potenze, in un pericoloso fondamentalismo: quello del denaro. Il risultato sarà una specie di colonialismo che porterà i reali vincitori della guerra a spartirsi risorse lasciando ai nuovi fantocci il potere di facciata.
Non dimentichiamoci che i vituperati talebani sono stati per anni finanziati dagli USA nelle lotte intestine per il potere. Questa vicenda è molto simile a quella avvenuta nella ex Jugoslavia, dove le grandi potenze hanno diviso le etnie per poi controllarle.
Ricordate la guerra "umanitaria" in Kossovo come si è conclusa? Ora non si parla più dei Balcani, ma il meccanismo d'occupazione e sfruttamento, facendo si che le popolazioni locali siano continuamente in conflitto tra loro, è lo stesso. E chi si opponeva a questa logica, com'era considerato? Un sostenitore di Milosevic, come oggi di Bin Laden.
Non nel nostro nome si fa questa scelta: o con gli USA o con il Terrorismo. Bin Laden è un prodotto del sistema neo-liberista, è parte integrante del potere economico. Così come lo sono gli attentati dell' 11 settembre. Altro che destabilizzazione!!!!
Infatti, il sistema economico era in netta crisi da marzo, ed ora è possibile instaurare un'economia di guerra che salvi le grandi potenze e multinazionali che controllano i mercati della droga e delle armi e che sacrifichi migliaia di lavoratori in esubero.
L'attentato è dunque un "effetto collaterale" di un sistema economico che ha bisogno di periodi di guerra per sopravvivere.
Periodi di guerra in cui si bombarda oggi l'Afghanistan, come nel ‘45 gli USA in due giorni hanno ucciso trecentocinquantamila persone innocenti a Hiroshima e Nagasaki; per continuare col Vietnam, il Cile dei massacri protetti dalla CIA e l'Irak, dove in seguito a tonnellate di bombe all'uranio impoverito sono morti un milione di bambini iracheni.
Non nel nostro nome Israele continua ad uccidere bambini palestinesi, strozza i territori in una morsa militare e si rifiuta di applicare le risoluzioni ONU. Del resto Sharon è ricevuto in tutto il mondo come un capo di stato, mentre è solo uno spietato assassino responsabile dei duemila morti di Sabra e Chatil (1982).
Per dire no alla guerra siamo in piazza oggi come lo siamo stati il 10 novembre a Roma, dove hanno manifestato 100.000 persone. Per dire no all'intervento dei soldati italiani che ci costerà 2500 miliardi. Per dire no alla presenza del gonfalone di rappresentanza del comune di Bergamo alla manifestazione di partito pro USA e pro guerra. Siamo dappertutto in questa giornata contro la guerra del 17 novembre per ribadire che non si ridurranno al silenzio coloro che si oppongono, coloro che dicono no anche a tutti i provvedimenti che si vogliono far passare nel nome di una pacificazione sociale dovuta al momento difficile. Provvedimenti contro i diritti dei lavoratori quali 1'articolo 18 contro i licenziamenti, il diritto di sciopero. Provvedimenti come la legge Bossi-Fini riguardante l'immigrazione, e provvedimenti riguardanti l'ulteriore smantellamento dello stato sociale (Pensioni, Sanità, Scuola).
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