Lunedì, 23 luglio alle 18.30, si è svolta la conferenza stampa del Bergamo Social Forum. Incredibile la partecipazione che ha evidenziato quanto la situazione sia grave e sentita sia da ampi settori della società civile sia tra i militanti delle varie organizzazioni politiche.

Una conferenza stampa trasformatasi gradualmente in una assemblea fiume colma di interventi e testimonianze cariche di emozione e rabbia per la situazione vissuta a Genova.
Lunedì sera, alle 20.30, a Bergamo si è poi svolto un corteo che partito dalla stazione è arrivato davanti alla Prefettura.
Più di 2500 persone che hanno voluto dimostrare, protestare, denunciare le aggressioni, le intimidazioni, gli OMICIDI, da parte delle forze dell'ordine (?!). (Continua)
Durante la notte (alle 3.00) a Bergamo sono stati arrestati tre compagni del centro sociale Paci Paciana. Erano completamente disarmati e non avevano neppure manifesti da affiggere. In questo momento si sta svolgendo il processo per direttissima
Comunicato del centro sociale "Paci Paciana" di Bergamo
Ci risiamo. Nel contesto che si è venuto a creare in questi tempi in vista del G8 di Genova, dove manifestare il proprio dissenso o addirittura dove essere visibilmente
appartenenti ad aree del dissenso, pare diventato un crmine in sè, si intromette un nuovo episodio, grave, atto a ledere le libertà individuali e collettive del variegato "popolo di
Seattle".

Azione di ripristino dei diritti umani contro il sindaco leghista Sangaletti di Grassobbio (Bergamo)
(Continua)
Occupazione di un'ora dell'agenzia di lavoro interinale Manpowre a Bergamo
Oggi dalle 17.00 alle 18.00, è stata effettuata un'azione dimostrativa da una serie di gruppi (tra cui il C.S.A. Pacì Paciana e i giovani comunisti di Bergamo) più singoli, aderenti al Bergamo Social Forum e non, per sottolineare come gli effetti della globalizzazione dei capitali influiscano direttamente sulle nostre vite soprattutto in ambito territoriale.
E' stata presa di mira l'agenzia di lavoro interinale Manpower di via Quarenghi n°8 a Bergamo, in quanto simbolo (ma non esclusivo…) di un modo di pensare, vedere ed agire delle multinazionali, dei padroni del mondo e dei loro servi che chiamiamo governanti. Una situazione ed un imbarbarimento dei rapporti di lavoro, ma soprattutto umani, che non ci lasciano ben sperare rispetto al nostro avvenire.





